
Topper Harley, ex-alcolizzato esperto in strategie di pace, vive in esilio in un tepee in Nepal, in compagnia di un'amica immaginaria vestita di nero con una falce in mano. Richiamato in patria per salvare la libertà di pensiero in una pericolosa missione in Eurasia, incontra una splendida professoressa di cui si innamora perdutamente e che ricambia la passione con ardore epiteliale. Un giorno, per motivi ancora ignoti, lei lo abbandona e lui, tornato nel suo tepee dopo aver disertato, decide di aprire questo blog per raccontare il resto della sua vita.
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Il mio sta diventando un blog di necrologi.
Vogliono farci credere che Mike Bongiorno è morto. Cazzate. Cioè sì, è morto, ma non oggi. E' morto almeno vent'anni fa. E' che hanno finito le registrazioni della Ruota della Fortuna.
Questa volta sono stati più gentili. Non come a Bruxelles. Noi siamo stati ingenui, abbiamo commesso errori facilmente evitabili. Loro erano tantissimi, neri e – sembrava – incazzati. Sarà stato il caldo. Noi eravamo eccitati, avevamo voglia di fare e qualcuno sapeva che quelle felpe, indossate alle tre del pomeriggio di un giorno di luglio, avrebbero dato nell’occhio. Tanto spazio, tanta gente. Linea di confine tra due stati.
Capiamo subito che sarebbe stato difficile, impossibile forse. Erano più di noi e troppo vicini l’un altro per poter passare. Se avessimo corso ci avrebbero sparato. No, sparato no, non sarebbe stato carino. Però ci avrebbero fermato con le cattive. Non ne hanno avuto bisogno, ci hanno beccato quasi subito, l’abbronzato non era nemmeno arrivato e il signor Sedicesimo ancora prendeva il caffè. Colpa delle felpe. Servivano a nascondere ciò che alla fine non ci hanno nemmeno sequestrato.
Mi chiedono di seguirli. Avevano il mio documento, dovevo farlo per forza. Mi portano vicino la camionetta e lì vedo tutti gli altri. Mi chiedo come cazzo si sono fatti beccare. Poi capisco, è stato l’atteggiamento: troppo palese che non eravamo lì per far festa. Venti minuti dopo, per la prima volta in vita mia, salgo sulla volante. Finalmente. Conoscevo la camionetta belga e anche quella italiana, la volante mi mancava. E’ stato divertente. Correvano. Per due volte hanno strisciato il fondo dell’auto sul manto stradale, scusandosi pure per la velocità, ma avevano fretta di tornare al loro posto. Arriviamo. Li saluto con un arrivederci, mi guardano sorridendo, mi correggo: speriamo di non rivederci più. L’ufficio non è male, piccolo, accogliente. Non c’è aria condizionata ma non fa caldo. Piano piano arrivano tutti. O meglio quasi tutti. Non sanno che eravamo molti di più. L’azione comunque è fallita. Non è un arresto, non è un fermo. E’ un semplice controllo, ci dicono. E’ vero. Potrò pure circolare con una felpa indosso a luglio no? Ci riconoscono, sanno chi siamo e, lì lo dicono e lì lo negano, approvano quello che facciamo. Ma dovevano fermarci. In fondo si trattava pur sempre delle due più alte personalità del mondo conosciuto. Ci intrattengono, chiaccheriamo, scherziamo insieme, aspettando che l’evento giunga al termine. E l’evento giunge al termine dopo un paio d’ore. Siamo liberi, possiamo andare. La prossima volta non sbaglieremo.
Il momento si avvicina. Tra un paio di giorni la modella da morire, l’ex modella da morire, lascerà il mio tepee per andare non so dove. E’ una gran perdita. I suoi perizomini sparsi per casa mi mancheranno, soprattutto quello nero di Hello Kitty. Mi farà uno strano effetto rientrare la sera e trovare i mobili esattamente lì dove li avevo visti la mattina, lei li spostava sempre, i mobili, i soprammobili e tutti gli oggetti della casa in genere, ogni giorno una disposizione diversa, tant’è che io alla fine non ci ho capito più niente e credo che la scopa sia ancora nel frigo dove l’ho lasciata. Mi mancherà la sua musica orripilante, così come i post-it attaccati ovunque che usavamo per comunicare. I miei erano gialli, come tutti i post-it del mondo, i suoi erano un misto di fucsia, lilla e milka. Mi mancherà la sua mise da notte, quella magliettina che a fatica le copriva il sedere e a sbavare le scopriva le gambe. Le gambe, quelle cazzo di gambe, che l’altra sera quando siamo usciti insieme (ebbene sì, siamo usciti insieme) mostrava e ostentava col solo intento di farmi sentire Lino Banfi davanti a Edwige Fenech. Aveva una microgonna jeans quella sera, stivaletti e canottiera nera. Fonti attendibili mi hanno riferito che indossava anche il perizoma nero di Hello Kitty. E’ stata una serata..., è stata la serata. Nemmeno il concerto dei Depeche Mode, qualche giorno dopo, è servito a distrarmi. Certo Dave Gahan è proprio un grande, però è un uomo e io sono uomo e la modella è donna, o meglio è femmina, come le piace ricordarmi sempre. E la domanda che tutti mi fanno è sempre la stessa: ci sei andato a letto? E la risposta è sempre la stessa: non sono affari tuoi. E rispondo così solo per far intuire che ci sono andato senza però dirlo apertamente e così uno può immaginare tutto quello che vuole e io non faccio la parte di Lino Banfi, quando in realtà, dentro di me, l’orgoglio soffoca l’ego e grida in silenzio, a tutti quelli che me lo domandano, che io con l’ex modella da morire non ci sono andato a letto ed è così appagante questo ruolo di me che rifiuta una come lei che lo ripeto che non ci sono andato a letto e lo grido e lo scolpisco, lo scavo e lo scrivo. Solo qui però.
Campanella. E’ il briefing dell’atto primo. Sono le 7.10 del mattino e fino a dieci minuti fa stavo sognando Charlize Theron che faceva sesso con Keanu Reeves. Io ero Keanu Reeves. La campanella mi riporta alla realtà. Siamo arrivati a Marsa Alam ieri, siamo in barca da ieri e da ieri aspettiamo questa immersione.
Si scende. Shaab Marsa Alam, 16 metri, 55 minuti. Buona la prima. Tutti contenti.
Campanella. E’ la colazione. Si naviga. Un po’ di sole, poco perché la mia pella ha già un colore rosso Ferrari macchiata di sangue.
Campanella. Pranzo. Si naviga ancora.
Campanella. Briefing. Immersione a Gota Sharm, 33 metri, 44 minuti. I fondali e i pesci cominciano a diventare sempre più interessanti e colorati. Se sapessi anche far funzionare a dovere la mia fotocamera digitale sarebbe perfetto. Ma lì sotto è un altro mondo e tutto un altro colore.
Campanella. Cena. Stanchi morti ed è solo il primo giorno. La bottiglia di vodka che ho imboscato in cabina all’insaputa dell’equipaggio rigorosamente musulmano e quindi non dedito ai piaceri dell’alcool, resta in frigo.
Campanella. Briefing. Sono sempre le 7.10 ma è un altro giorno. Dieci minuti fa sognavo Charlize e Keanu che facevano sesso sott’acqua. Non ero Keanu, cazzo, ma un pesce pagliaccio che gli nuotava intorno. Immersione a Ras Sataya, 36 metri, 55 minuti.
Campanella. Colazione. Si va a Dolphin Reef, dove speriamo di trovare i delfini e, ricazzo, li troviamo. Mi butto in acqua ancora prima di capire che, a nuoto, col cacchio che riesco a stargli dietro. Idea geniale. Mi faccio trainare dal gommone aggrappandomi ad una corda. Seguiamo i delfini tutta la mattina, sono fantastici. Prima d’ora li avevo visto solo in un parco acquatico. Loro invece non mi avevano mai visto. Per ore nuoto e gioco con loro a pochi centimetri senza mai riuscire a sfiorarne uno. Quando finalmente ci riesco, il delfino mi guarda, mi dice qualcosa nella sua lingua e io ricambio. Siamo amici. Gli chiedo l’email ma lui non ce l’ha, non usa internet, non naviga, nuota. Risalgo in barca stanco morto ma morto felice. Non vedo l’ora di sdraiarmi un po’ per riprendermi. Non so ancora che la campana maledetta sta per suonare ancora.
Campanella. Briefing. Si scende a Shaab Malahy, 24 metri, 60 minuti. Risalgo che non ho praticamente aria nella bombola. Devo riposare ma…
Campanella. Pranzo. Mangio con una mano che alza l’altra per imboccarmi. Si naviga.
Campanella. Briefing. Immersione notturna a Sataya West, 10 metri, 47 minuti. La torcia si spegne dopo pochi minuti. Devo seguire gli altri. Per fortuna uno di noi ha pensato bene di portare l’impianto dello stadio Olimpico, sembra giorno, quasi mi abbronzo nonostante la muta.
Campanella. Cena. Sembra notte, lo è. Bevo vodka e coca. Guardo le stelle e le costellazioni dello Stambecco e del Rodeo. Bevo vodka, decisamente.
Campanella. Briefing. Altro posto, stessa ora. Charlize gioca nuda in mezzo ai delfini, Keanu li guarda divertito facendo snorkeling, io sono un pesce napoleone. Comincio a temere di svegliarmi domani ed essere Charlize. Non sarebbe bello fare sesso con Keanu Reeves. Shaab Maksur “punta nord”, 34 metri, 48 minuti.
Campanella. Colazione. Si naviga.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Shaab Claudio, 19 metri, 74 minuti. Nuovo record mondiale. Mai stato tanto tempo sott’acqua. Acqua del mare intendo, perché sotto la doccia il record è 8 ore e 31 minuti. Navighiamo.
Campanella. Briefing. Notturna a Abu Galawa “Tienstin”, dal nome della nave giapponese, ora relitto, che andiamo ad espolorare. 15 metri, 38 minuti. Ho un’altra torcia ma dura meno della precedente. Per fortuna c’è lo stadio Olimpico.
Campanella. Cena. Ancora vodka. Per poco commetto un errore. Per poco. Fortunatamente non sbaglio mai quando bevo. Notte.
Campanella. Ancora le 7.10. Charlize ha mal di testa, Keanu guarda un film porno. Nel sogno io non esisto, il sesso è ormai un lontano ricordo. Shaab Maksur “punta sud”, 40 metri, 51 minuti.
Campanella. Colazione. Navighiamo in direzione di un piccolo un atollo su cui poter finalmente poggiare i miei piedi palmati. E’ un posto da sogno, sembra Fantasilandia. Cerco Tatoo e sono già pronto ad esprimere un desiderio (sesso con Charlize Theron) ma l’isolotto è deserto.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Erg Wadi Gimal, 18 metri, 54 minuti.
Campanella. Cena. Notte. La vodka sembra non finire. Domani si scende a Elphinstone, il vero obiettivo di questa missione.
Campanella. Briefing. Sempre le 7.10. Charlize e Keanu fanno sempre sesso, ormai vivono insieme, hanno formato una famiglia. Io sono sempre più lontano da lei. Elphinstone “punta nord”, 41 metri, 64 minuti. E’ il gran giorno del Carcharhinus Longimanus, lo squalo protagonista dell’avventura. Ne vedo due. Sono abbastanza distanti ma riesco a fotografarli.
Campanella. Colazione. Si parla solo di squali.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta sud”, 34 metri, 49 minuti. Ancora i due Longimanus.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta ovest”, 15 metri, 50 minuti.
Campanella. Cena. Poca vodka, molto sonno.
Campanella. Briefing. Charlize è incinta, Keanu è fregato, dice di non essere lui il padre e accusa me. Forse sono stato io quando ero lui, il primo giorno. Ma è un sogno e io lo so. Di nuovo Elphinstone “punta nord”, 41 metri, 65 minuti. Incontro ravvicinato del terzo tipo con il Longimanus. La regola è di nuotargli sotto, mai a pelo d’acqua. Lo fotografo, lo filmo, gli chiedo un autografo. Mi sfiora, divento autore di uno scatto memorabile. Jaques Cousteau sarebbe stato fiero di me.
Campanella. Colazione.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta ovest”, 42 metri, 60 minuti. Ultimo atto. Ancora Longimanus.
Campanella. Pranzo. Si torna indietro. In barca fino a domani. Passeremo tutta la giornata in un resort prima di riprendere il volo la sera. Di Charlize non avrò più notizie e mai saprò se il figlio che porta in grembo è mio, di Keanu o di me quando ero Keanu.
E’ stata una grande esperienza. Ho giocato con i delfini. Ho visto pesci pagliaccio, farfalla, napoleone, tonni, barracuda, pesci leone, palla, angelo, pappagallo, ago, trombetta, razze, gorgonie e coralli e chissà cos’altro. Sono stato su un atollo. Ho nuotato con gli squali. Vacanza memorabile. Su tutto, quello che mai dimenticherò sarà però la campanella.

Intanto me ne vado al concerto dei Depeche Mode...
Non scriverò la storia di lei che se ne va e non ritorna più. Lei passerebbe intere giornate nuda a farsi accarezzare la schiena e a scrivere sul suo corpo.
Sto facendo ciò che nessun uomo dovrebbe fare mai nella propria vita: stare a casa e lavorare. E in tutto ciò vorrei dire solo una cosa: minchia.